Ieri è stata una giornata choc per Unicredit. E’ definitivamente tramontato il tempo della cavalcata trionfale di Profumo ora Piazza Cordusio fa i conti con la realtà durissima della crisi. Federico Ghizzoni alla fine del cda lacrime e sangue ha voluto sottolineare come alla fine Unicredit diverrà “pura banca commerciale”.
Intanto il gruppo ha svalutato per 9,6 miliardi ha annunciato esuberi di circa 5mila unità, un aumento di capitale da 7,5 miliardi e nessun dividendo per gli azionisti. Ciliegina sulla torta anche un rosso monstre da 10,6 miliardi di euro. Così viene a galla anche il vecchio problema di banca retail e d’investimento. Le autorità bancarie e politiche spingono per una netta separazione ma i banchieri sembrano fare un po’ orecchie da mercante almeno fin quando poi non si ritrovano con i conti sballati. Durante la crisi Lehman le nostre banche sono risultate solide perché meno legate a investimenti aggressivi e quindi rischiosi di quelle francesi, inglesi, irlandesi o tedesche.
Dopo la stretta del 2008/09 ci sono state le iniezioni di denaro e il calo dei tassi del 2009 per favorire il ritorno del credito verso imprese e famiglie. Invece non è stato proprio così. Passata la buriana molti istituti continentali hanno deciso di tornare al vecchio amore, come giocatori d’azzardo e si sono rimessi a fare trading in maniera intensa. Tutto è andato bene nel 2010 e nei primi mesi del 2011. Le trimestrali erano di nuovi in salute e i bilanci annuali dello scorso anno mostravano forti segnali di ripresa. Poi sono arrivati gli stress test che hanno messo in evidenza alcune criticità, ma nulla di eccezionale. A giugno la svolta con la tempesta valutaria e la conseguente crisi dei debiti sovrani e delle borse. Qui si è scoperto il trucco. Le banche si sono trovate scoperte ed è tornata la paura. Il sistema interbancario è entrato in fibrillazione e le richieste di prestiti alla Bce sono cresciute. Da agosto si è iniziato a parlare di necessità nuove di capitale per le banche italiane e in particolare per Unicredit. Alla fine dei giochi è intervenuta l’Eba che ha dato un giro di vite imponendo parametri più stringenti agli istituti di credito.
Piazza Cordusio è entrata a pieno titolo tra le banche da ricapitalizzare e in un momento difficile ha tirato fuori un aumento di 7,5 miliardi di euro pesante in particolare per le fondazioni che, nel frattempo non potranno inserire in bilancio neanche il dividendo che non verrà distribuito. Preoccupa, poi, non poco la decisione di concentrare tutti gli esuberi in Italia senza andare a toccare la Germania. Ma la necessità p di portare il core tier1 sopra il 10% e post-aumento sarà al 10,35%. Federico Ghzzoni ha preso la decisione di tornare alla banca commerciale per arrivare al 2015 ad avere utili pari a 6,5 miliardi di euro. Secondo l’ad del gruppo il piano “è realistico, pragmatico, che lavora molto anche sui costi e sulla semplificazione del gruppo. E’ un messaggio positivo: siamo contenti di quello che è stato approvato nel cda. E’ un punto molto importante per il nostro gruppo, segna veramente una svolta in positivo”.
E nel 2015 l’obiettivo primario è quello di divenire una delle migliori banche commerciali in Europa.






