Il cda più atteso di quest’inizio d’anno si è svolto proprio poco prima dell’apertura di borsa. Il board di Unicredit ha deciso il prezzo per azione del nuovo aumento di capitale, 1,943 euro per azione, con un’opzione di 2 nuove azioni ordinarie ogni ordinaria o risparmio in portafoglio.
Nel comunicato ufficiale si legge che “il prezzo è stato determinato tenuto conto delle condizioni di mercato e incorpora uno sconto del 43% circa rispetto al prezzo teorico ex diritto sulla base del prezzo ufficiale di borsa del 3 gennaio”. Questa era la notizia che tutti attendevano che a Piazza Cordusio hanno deciso di diffondere prima dell’apertura dei mercati per evitare fluttuazioni troppo accentuate intraday. E all’apertura la risposta non è stata proprio positiva. C’è stato un ribasso immediato teorico del 6,7% per arrivare al -9,87% dopo meno di un’ora e la conseguente sospensione.
A fine cda si è anche compreso l’impegno dei grandi azionisti nell’aumento di capitale con il 24% delle azioni oggetto dell’offerta già sottoscritto. Si tratta di Allianz, Fondazione CariModena, Carimonte Holding, Fondazione CariTorino, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Luigi Maramotti si sono impegnati per il 10,68%. La Fondazione CariVerona, Vicenza, Belluno e Ancona ha deliberato di sottoscrivere il 3,51%%, sul 4,2% attualmente posseduto, di nuove azioni con l’utilizzo esclusivo di mezzi propri senza ricorso all’indebitamento. Banco di Sicilia ha deciso di aderire totalmente all’aumento mentre Cassamarca si è tirata fuori. Importante la decisione dei soci libici con il loro 4,98% appena scongelato, hanno deciso di aderire con un investimento intorno ai 375 milioni di euro per intero senza diluire la loro quota.
La ricapitalizzazione è impegnativa e così il consorzio di garanzia proprio a ridosso del Natale è stato allargato da 14 a 26 banche con l’arrivo di Mps, Equita, Intermonte, Akros, Carige, Aletti, Credit Agricole, Bbva, Nomura, Mizuho, Kbw e Lloyds.






