Durante una conferenza stampa congiunta tra il presidente di Federcasse (associazione della Bcc e delle Casse rurali), Alessandro Azzi e il presidente dell’associazione tra le banche popolari Carlo Fratta Pasini è stato affrontato il ruolo del credito cooperativo nel quadro di una congiuntura economica particolarmente difficile
. Innanzitutto è stato ribadito il ruolo centrale del modello di impresa bancaria cooperativa proprio in un momento particolare dell’economia italiana che ha visto le banche tradizionali, le SpA, restringere il credito nei confronti di Pmi e famiglie, mentre Bcc e popolari hanno continuato, seppure con maggiore attenzione, a erogare proprio verso le due tipologie di clientela maggiormente penalizzate dalla congiuntura negativa. L’intero sistema del credito cooperativo può vantare una presenza capillare con 5112 aziende e circa 14mila sportelli. Nel 2011 gli impieghi erogati hanno superati i 530 miliardi di euro contro una raccolta di 609 miliardi circa. Ma il tema centrale della conferenza è stato quello riguardante le modifiche che le banche cooperative e popolari intendono chiedere nell’attuazione di Basilea3 visto che questo sistema di sicurezza rischia di condizionare pesantemente le banche italiane in generale e quelle cooperative in particolare. E’ il difetto di quelle regole che intendono regolamentare in maniera omogenea un settore profondamente eterogenero.
Secondo i due presidenti “occorre che tutta la normativa sappia distinguere tra intermediari che operano a livello territoriale o trans-nazionale, se nella finanza speculativa o solo nell’intermediazione tradizionale e nel sostegno nell’economia reale; se in portafoglio – continua il comunicato congiunto – si possiedono titoli del debito pubblico del proprio stato o titoli subprime. Infine, il recepimento delle nuove regole di Basiela 3 comporta un aumento significativo, in termini di quantità e qualità, del capitale necessario a soddisfare i requisiti normativi. Si tratta di un incremento del 31,3% del livello degli attuali requisiti”. Secondo il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, proprio questi termini rischiano di determinare “una contrazione, molto pesante, della capacità di finanziamento e sostegno dell’economia”.
Fino ad ora, nonostante una chiara flessione della raccolta il sistema di credito cooperativo e popolare non ha avuto problemi a sostenere famiglie e imprese. Proprio questa specificità deve essere tenuta nel giusto conto dalle istituzioni bancarie internazionali e da quelle europee.






