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Decisione storica, la Fondazione è pronta a cedere il controllo di Monte dei Paschi per dimezzare il debito

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La giornata di oggi potrebbe essere definita storica visto che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha deliberato oggi di mettere in vendita il 33% di Monte dei Paschi per ripagare la metà del debito per poi riprogrammare le scadenze per il resto.

 

La decisione è arrivata non spontaneamente ma per obbligo visto che la Fondazione è oberata da 1 miliardo di debiti che sono serviti per coprire pro-quota l’aumento di capitale del Monte dei Paschi dello scorso anno. A dicembre la Fondazione aveva raggiunto un accordo con i creditori per congelare fino al prossimo marzo l’intero debito con l’impegno sottoscritto dal presidente Gabriello Mancini di trovare una soluzione per abbattere esposizione.

Il numero uno della Fondazione è allora andato da Mediobanca, Intesa e Unicredit per richiedere un finanziamento da 900 milioni di euro con il quale chiudere tutte le pendenze in essere ma la trattativa si è rivelata molto pià difficile del previsto. A questo punto per Mancini non è rimasta che la strada di cedere una parte della cassaforte di famiglia e cioè il 13% di Mps ed incassare i 500 milioni necessari per dimezzare il miliardo di debiti. Dopo aver concluso questa prima parte la Fondazione potrà iniziare a ristrutturare la parte restante con la possibilità di dare in garanzia anche l’altro 33% della banca. Se il closing dell’operazione dovesse avvenire entro la fine di marzo allora si potrebbero riaprire molti giochi anche per il rinnovo dei vertici di Mps con il presidente Mussari che, a seconda dei nuovi azionisti, potrebbe anche tornare di moda oppure essere accontentato nella sua “richiesta” di rimanere in sella per un periodo di transizione e assicurarsi il suo mandato in Abi o ancora di andare alla presidenza di Antonveneta.

Per ora l’unica certezza è che Mps potrebbe a breve divenire meno senese e più nazionale vista anche l’uscita di scena di Caltagirone che ha scelto Generali.




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