Oggi i componenti superstiti della Banca Popolare di Spoleto sono stati in Bankitalia per discutere della situazione dell’istituto di credito dopo il terremoto che l’ha scossa alle fondamenta. Prima Giorgio Raggi per Coop Centro Italia, poi i consiglieri in quota MPS e poi il consiglio della banca che conferma la fiducia al presidente Giovannino Antonini e sospende dalle funzione il dg Alfredo Pallini con le sue deleghe affidate a Mauro Conticini, sempre uomo MPS.
Questa la situazione con il consiglio spaccato sul voto ad Antonini e i revisori dei conti contro le decisione di sospendere il direttore generale. In mezzo c’è l’ispezione di Bankitalia che ha ravvisato irregolarità nella gestione finanziaria chiedendo l’immediata rimozione di Giovannino Antonini e del vice-presidente Marco Bellingacci. Oggi il presidente è entrato presso la sede di Banca d’Italia a Perugia convinto delle sue posizioni e del suo operato e forte dei risultati ufficiali della banca, presentati con il bilancio semestrale in Consob e ovviamente conosciuto dall’istituto centrale guidato da Mario Draghi. E la battaglia che sembrava aver messo in posizione difensiva e da accerchiato il presidente ora sembra essere in bilico. Da una parte c’è Palazzo Koch che ha chiesto di poter rimuovere gli amministratori ritenuti non all’altezza secondo l’indirizzo dello stability board guidato proprio da Mario Draghi. Probabili alleati il Monte dei Paschi e Coop Centro Italia che hanno deciso di togliere la fiducia ad Antonini in nome di un nuovo consiglio e di…Alfredo Pallini. Sì perché tra l’ispezione e il terremoto di febbraio, c’è il tentativo dello stesso Pallini di avere la carica di amministratore delegato e la decisione di Antonini di non procedere con un aumento di capitale immediato ma con un piano industriale tutto per vie interne per lo sviluppo e ad un taglio dei costi e ad un maggiore controllo delle operazioni di finanziamento delle aziende. Quello che alcuni non riescono a capire perché questo terremoto con gli indicatori di capitale ottimi per BPS e un bilancio positivo nonostante l’anno difficile per l’intero comparto bancario non solo italiano.
E’ probabile che la guerra in atto sia da spiegare con movimenti tra i soci di minoranza. Alcuni rumors continuano a dire che MPS sia pronta a vendere in presenza di un’offerta valida e Coop Centro Italia potrebbe accodarsi o rimanere come socio di minoranza forte e storico di sostegno ai nuovi arrivati. Il risiko bancario italiano è ripartito e la Popolare di Spoleto potrebbe fare gola. Proviamo a vedere a chi. D’altronde che qualcosa si stia muovendo lo si evince dall’unica dichiarazione rilasciata dallo stesso Antonini all’uscita dall’incontro con Bankitalia, “dobbiamo combattere se qualcuno pensa di accaparrarsi l'ultima realtà bancaria dell'Umbria. Questa banca deve rimanere autonoma. Guai se, dopo aver perso la Banca dell'Umbria, la nostra regione dovesse perdere anche la BPS”. Sono solo ipotesi, lo ribadiamo, ma a pensar male, come disse Giulio Andreotti, si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E Antonini è uomo di esperienza che ha guidato la Popolare nella sua crescita facendola diventare un istituto di riferimento per l’Umbria e per altre realtà territoriali importanti, aprendo sportelli a Roma e Milano sempre per vie interne e con una partnership forte e autorevole come quella di MPS.
Intanto c’è da valutare il ruolo della SCS guidata da Fausto Protasi, uomo di banca, spoletino, convinto assertore dell’autonomia e persona di fiducia di Giovannino
Antonini. La holding cooperativa controlla direttamente la maggioranza di BPS certificandone il radicamento con il territorio e con l’Umbria. In questi giorni è stata molto silenziosa, nonostante i due consigli di cui si è avuta notizia, ma prima o poi dovrà uscire allo scoperto facendo capire le sue intenzioni. Protasi certamente non vuole una BPS non umbra, quindi, hic stantibus rebus, le quote potenzialmente in vendita sono quelle di MPS che potrebbe essere interessata anche alla luce della necessità di una maggiore capitalizzazione e della sua forte presenza nei territori di riferimento della partecipata BPS. Il secondo punto da sottolineare è l’essere “popolare” della banca con tutti i limiti che ciò impone dal punto di vista statutario. Escludendo i grandi gruppi che avrebbero seri problemi di Antitrust, come Intesa-San Paolo, fortemente presente in Umbria, Marche e Lazio, e Unicredit, presente con Banca dell’Umbria e soprattutto con un passato proprio in BPS ai tempi del Credito Italiano, rimangono alcuni gruppi che potrebbero avere interesse ad entrare in BPS con il 26%, la quota attualmente in possesso dell’istituto senese.
La Popolare di Milano, ad esempio, potrebbe essere molto interessata sia per i territori ad economia avanzata in cui è presente l’istituto spoletino, sia perché la banca guidata da Massimo Ponzellini aveva già tentato con Banca del Monte salvo poi essere bruciato sul tempo da Intesa. L’altra popolare che potrebbe fare un pensierino sull’istituto di Palazzo Pianciani è la Bper, ogni tanto promessa sposa con BPM, ma soprattutto con i bilanci sani e pronta a cogliere occasioni per espandersi in territori limitrofi a quelli d’origine.
Si tratta solo di ipotesi, lo ricordiamo, ma le parole del presidente all’uscita dall’incontro con Bankitalia fanno pensare. Indubbiamente, nel caso in cui venisse confermata l’idea di una cessione del pacchetto in mano a MPS, c’è da scommettere che i vertici di Rocca Salimbeni abbiano già messo in campo la diplomazia bancaria per smorzare i toni della battaglia per evitare perdite di valore del titolo quotato a Piazza Affari che comporterebbe una contestuale perdita di appeal della sua partecipazione in BPS. L’incontro di oggi potrebbe essere la conferma che qualcosa e qualcuno si stia muovendo per evitare lo scontro frontale.
In molti si aspettavano l’uscita di scena di Antonini e Bellingacci già oggi e invece il round è finito con una vittoria ai punti degli attuali vertici dell’istituto spoletino in attesa del prossimo round con il nuovo piano industriale che, intanto, è stato affidato a tre consulenti e che verrà molto probabilmente terminato almeno in bozza prima del prossimo incontro con gli uomini di Palazzo Koch.
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