L’azionista di controllo SCS ha una settimana per decidere il futuro della Banca Popolare di Spoleto. Dopo la riunione di ieri presso la sede perugina di Banca d’Italia, infatti, la situazione è rimasta invariata. Giovannino Antonini è ancora presidente di Bps e l'stituto di vigilanza attende il 16 febbraio, deadline entro la quale gli azionisti della banca devono presentarsi con un nuovo vertice, altrimenti sarà il commissariamento.
La battaglia iniziata da Antonini, infatti, non è combattuta ad armi pari. Il presidente resiste nonostante un consiglio dimezzato e due consiglieri contrari alla fiducia, ma la Banca d’Italia non sente ragioni e vuole la testa di presidente e vice-presidente. Intorno a Spoleto, intanto, si muovono la politica e le istituzioni. E le divisioni sono palesi tra amici e nemici dell’una o dell’altra parte. Il PDL ha presentato un’interrogazione parlamentare pro-Antonini; Mauro Agostini, PD, risponde con dichiarazioni chiare e nette che chiedono un passo indietro degli attuali vertici per il bene dell’Umbria. In mezzo c’è una situazione di stallo crescente. Il dg Alfredo Pallini, ora sospeso, è a capo dell’ABI Umbria e consigliere di Gepafin in quota BPS che è azionista delle finanziaria regionale con il 12,33%. E’chiaro che attualmente Pallini viva in una sorta di limbo insostenibile e tale situazione dovrà essere risolta. A Spoleto i manager del gruppo continuano a lavorare ma la paralisi dei vertici si sta riflettendo anche sull’operatività complessa. C’è poi la salvaguardia della regionalità della banca che un commissariamento metterebbe probabilmente a rischio. Anche dal punto di vista procedurale e statutario siamo al limite. Con il cda dimezzato, i revisori dei conti contrari alla sospensione di Pallini e il rischio che i due consiglieri contrari alla sospensione e alla fiducia ai vertici possano a loro volta decidere di andarsene, la paralisi diverrebbe completa e le necessità di un nuovo consiglio ineluttabile. C’è, infine, da capire il ruolo dell’azionista di minoranza MPS che ha preso una decisione, quella di uscire dal consiglio, e non vuole assolutamente arrivare allo show-down finale con Bankitalia anche per non far perdere valore alla partecipata in caso di una futura cessione. La patata bollente è inevitabilmente nella mani dell’azionista di maggioranza, la Spoleto Credito & Servizi guidata da un
uomo esperto come Fausto Protasi.
E’ qui che si gioca la partita vera. Può SCS sopportare uno scontro frontale con Bankitalia sicura di perderlo? Può SCS permettere l’esproprio della “sua” banca? Può SCS lasciare le redini ad un manager scelto da Bankitalia che potrebbe anche traghettare la BPS fuori dall’orbita di controllo della holding spoletina? Può altresì SCS confermare che i “suoi” uomini ai vertici della banca hanno sbagliato e certificare di fatto che si siano comportati in modo scorretto così come scritto da Bankitalia? Sarebbe difficile far comprendere agli umbri, e agli spoletini in particolare, che un’altra banca emigri fuori regione, l’ultimo baluardo veramente local. Sarebbe difficile sostenere una battaglia con un nemico palesemente superiore e soprattutto con un’arma vincente come il commissariamento dell’istituto. Sarebbe difficile continuare a immaginare una banca alla paralisi ancora per qualche tempo, in un periodo in cui aziende e privati hanno bisogno del suo sostegno. E’ chiaro dunque che mai come ora è il presidente di SCS che deve tenere saldamente in mano le redini del gioco e sedersi al tavolo della trattativa con MPS e Coop Centro Italia, con i revisori dei conti, con gli attuali vertici di BPS e trovare una soluzione entro e non oltre il 16 febbraio per presentarsi a Roma, a Palazzo Koch, con una soluzione definitiva e unitaria che possa mettere nelle condizioni Bankitalia di recedere dal suo intendimento e concedere nuova fiducia a nuovi vertici. E chi dovrà rappresentare la BPS? E’ chiaro che è SCS che deve decidere al proprio interno un nome credibile e di qualità, conosciuto in Umbria e a Spoleto, gradito ad MPS e Coop Centro Italia, ma soprattutto a Bankitalia e questi non può che essere espressione dell’attuale consiglio della holding cooperativa, da lì, come sempre, deve uscire il nome del traghettatore che s’impegni alla presentazione del nuovo piano industriale, a ricucire i rapporti tesi con Banca d’Italia e soprattutto con i soci di minoranza che fino ad ora hanno sempre supportato i progetti di sviluppo della Popolare di Spoleto.
Affinchè tutto ciò avvenga non serve la politica urlata e partigiana, ma attenta osservatrice silenziosa; servono istituzioni partecipi e rispettose dell’autonomia della banca e della holding e un consiglio di SCS unitario, attento e pronto a indicare il nome migliore per assicurare la continuità di BPS come polo creditizio regionale di riferimento, autonomo, forte e con i conti solidi.






