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L'etica nell'impresa come nella banca: un vantaggio competitivo di matrice reputazionale

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Una finanza eticamente orientata si fonda sull'as­sunto che gli operatori del settore finanziario utilizzino come pa­rametri di riferimento anche la capacità dell'investimento di incidere sull'economia reale. La modificazione dei comportamenti in senso più sociale dovrebbe indurre a finanziare, più in generale, quelle attività imprenditoriali che portano ad un beneficio sociale e ambientale, indu­cendo, quindi, a una a maggiore prevenzione delle crisi aziendali e allo svi­luppo di un'economia sostenibile. La reputazione, ov­vero l'essere pubblicamente riconosciuti come impresa eticamente e socialmente responsabile, impegnata verso il rispetto dei diritti umani e attenta alla questione ambientale, rappresenta un'importante risorsa per il successo di un’azienda.

L'impresa che si comporta correttamente sembra generare maggior valore, rispetto a una che non considera i principi dello sviluppo sostenibile, innescando un circuito virtuoso che porta al finanziamento delle imprese più meritevoli da parte degli investitori e a una complessiva crescita economica della società. La “quadratura del cerchio” la si ottiene attraverso la fiducia, precipitato diretto della  trasparenza, entrambe costituenti il vantaggio competitivo dato da una condotta socialmente responsabile. La responsabilità sociale d’impresa può essere considerata una vera e propria strategia dell’impresa – bancaria e non - implementata attraverso una logica di stakeholder engagement, che prevede un dialogo ed un confronto stabile con tutti gli interlocutori dell’impresa; è trasversale e pervasiva rispetto all’intera struttura aziendale e rappresenta non un’attività in modo specifico, ma il modo in cui ogni attività dovrebbe essere svolta. Si tratta di un orientamento strategico di fondo che detta le politiche dell’azienda e fornisce ai vertici aziendali gli strumenti (carta dei valori, formazione etica, rendicontazione sociale ed ambientale, gestione dei rapporti con i clienti) a supporto della strategia. La generazione di “valore” per l’impresa scaturisce proprio dalla relazione, dall'ascolto e dalla valutazione delle attese dei propri stakeholder.

E’ la reputazione, uno degli asset più preziosi, benché intangibili, dell’impresa, che permette agli stakeholder di fidarsi e di cooperare, a bassi costi di controllo e/o di contrattazione, con l’impresa. La strategia basata su di un business etico e socialmente responsabile diventa un vero e proprio investimento, soprattutto culturale, che coinvolge il management e tutte le persone che sono parte dell'azienda: la mission prevede la definizione di un “contratto sociale” equo ed efficiente tra l’impresa e tutti gli stakeholder. Il rispetto delle aspettative e delle intenzioni tra le parti contraenti deve scaturire da un comune sistema di valori, non solo dal timore delle sanzioni previste dalla legge o dal miraggio di un ritorno economico. La realizzazione di questo contratto ideale presuppone che siano presi in considerazione gli interessi di tutti, che l’informazione sulla qualità dei beni e servizi e sullo stato di salute dell’azienda sia il più possibile esaustiva e non ingannevole, e che gli accordi siano raggiunti su base volontaria e non tramite forza o costrizione. Optare per scelte strategiche ed operative che riflettano i cardini della responsabilità sociale significa disporre di un elemento di competitività che permette alle banche di intercettare ed anticipare le aspettative, i mutamenti e le dinamiche della società e dei propri interlocutori, guadagnandone in stima, fiducia e reputazione. La fiducia della clientela è il cardine attorno al quale gravita l’intero sistema finanziario.

Il mancato rispetto delle regole, la non corretta gestione dei conflitti di interesse e la negligenza nella salvaguardia del rapporto fiduciario con la clientela possono far emergere nuovi rischi, in particolar modo di tipo legale e reputazionale: le banche dovrebbero agevolare la clientela nella percezione della rischiosità dei servizi e prodotti finanziari. Accrescere la trasparenza delle condizioni significa accrescere la concorrenza, contenendo, da un lato, gli oneri per la clientela e, dall’altro, rafforzando la propria immagine. E sono proprio il rischio di reputazione e di danno all’immagine a costituire, per le banche, un forte stimolo a muoversi nella direzione della responsabilità sociale, tanto più che tra i clienti prende sempre più corpo la volontà di effettuare scelte economiche in cui un ruolo importante è giocato non solo dal rapporto rischio-profitto, ma anche dalla qualità dell’investimento e/o del beneficiario dei propri risparmi.

A questo punto viene da chiedersi se, nel perseguire finalità etico-sociali, le imprese conservino ancora quell’efficienza necessaria per la loro permanenza nel mercato. I dati fanno emergere il fatto che, comunque, gli investimenti socialmente responsabili da parte di fondi e di istituti di credito contribuiscono positivamente alla performance finanziaria, avvalorando la tesi che il prefiggersi valori morali risulta essere un comportamento produttivo anche in termini puramente economici. Il senso di responsabilità sociale, connesso alla ricerca di rendimenti interessanti nel medio-lungo periodo e di attraenti opportunità finanziarie, contribuisce alla gestione, alla valutazione e al monitoraggio costante del livello di rischio aziendale. Comportamenti responsabili, da un punto di vista sociale ed ambientale, concorrono ad assicurare nuove fonti di vantaggi competitivi, e ciò incoraggia le aziende ad adoperarsi per mettere a profitto questa consapevolezza a beneficio della propria redditività. Per quanto riguarda le performance economico-finanziarie, all’interno dei prodotti finanziari, gli investimenti socialmente responsabili hanno mostrato, in molti casi, di ottenere risultati migliori rispetto ai propri omologhi tradizionali, evidenziando una tenuta maggiore alla crisi.

L'investimento socialmente responsabile non deve, però, diventare un mero strumento di marketing dell’attività bancaria per attrarre nuovi clienti, scadendo nel fenomeno noto come greenwashing, termine che contraddistingue il comportamento di quelle aziende che proclamano principi ambientalisti al solo  fine di creare un’immagine positiva della propria attività e/o nascondere la propria responsabilità per impatti ambientali negativi. E’ sempre più frequente imbattersi in imprese abili a manipolare la propria immagine, che costruiscono un’identità sulla responsabilità sociale pur non impegnandosi affatto su quel fronte. L’unico vero costo, per un’impresa che voglia intraprendere tale percorso, consiste nella formazione delle proprie risorse umane: sono indispensabili investimenti interni per una rapida e capillare diffusione della cultura improntata alla responsabilità sociale, presupposto della finanza etica. Altra voce di costo è rappresentata dagli investimenti esterni, in un’ottica di marketing mirato, importante per far conoscere al pubblico le proprie intenzioni.

Solo con una vision interna lucida e lungimirante è possibile rendere partecipe del progetto aziendale tutto il personale , ciò essendo la condizione indispensabile per il raggiungimento del successo finale dell’operazione.

(*) Avvocato, esperto economico di Economia&Mercato.it




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