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La Cina e la sua international projection Strategica e geoeconomica

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Sono quattro le direttrici della proiezione di potenza cinese attuale: l’Asia Centrale, dove Pechino intende gestire gli equilibri interni della Shangai Cooperation Organization, la “NATO dell’Est” e, più esattamente, l’Unione Europea dello Hearthland asiatico terrestre, e dove inoltre intende controllare il quadrante strategico del Kashmir, asse della potenza indiana e del continuum geopolitico tra Pakistan e Afghanistan. Lo abbiamo visto durante le esercitazioni militari del settembre 2010. La seconda power projection di Pechino riguarda il nesso tra i suoi confini orientali e il Golfo Persico, per controllare le sue linee di rifornimento petrolifero da Iran e, oggi, Iraq ed arrivare, tramite questo continuum, al Medio Oriente, al Corno d’Africa e al Mediterraneo.

 

Pechino guarda a questo sistema come a un tutto unico: la sua tradizione geopolitica estranea alla “guerra fredda”, la “Tigre di carta” che aveva incantato i sovietici, permette alla Cina di non vedere, in Medio Oriente, le faglie e le torsioni che vi ha lasciato l’eredità della cold war. Pechino intende controllare l’asse tra il Golfo di Aden e Suez, ed aspetta che le tensioni regionali tra Libano, Israele, Autorità Nazionale Palestinese si decantino per poi penetrare nell’area con le stesse procedure con le quali Pechino sta acquisendo un potere geoeconomico in Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Sud Africa. Questo asse è il prosieguo, nelle condizioni attuali, della strategia della Via della Seta. Per Pechino, e siamo alla terza determinante della proiezione di potenza attuale dell’”Impero di Mezzo”, è vitale costituire una vasta area di contatto tra Unione Europea e le sue zone di influenza. Le recenti acquisizioni infrastrutturali e portuali della Cina in Grecia, il forte incremento dell’interscambio Pechino-Ankara, l’espansione dei progetti ferroviari e immobiliari in Libia, che ha visto l’aumento recente di oltre il doppio del suo export petrolifero verso la Cina, gli investimenti nell’agribusiness in Etiopia e in Zimbabwe, l’acquisizione di asset finanziari in UE sono tutti elementi di una “guerra per l’Europa” di carattere economico; diversamente dalla “battaglia per l’Europa” che il Patto di Varsavia progettava durante la guerra fredda. Pechino legge le due rive del Mediterraneo come un fenomeno strategico unico, e intende,in un non lontano futuro, arrivare all’Atlantico dal Mediterraneo per comunicare e controllare gli USA dai due mari globali. Sul piano strettamente geoeconomico, Pechino utilizzerà la sua presenza nel Mediterraneo per acquisire tecnologia evoluta, controllare la gestione delle materie prime oil e non-oil che sta acquisendo in Africa e nel Mediterraneo meridionale, penetrare i mercati UE con i suoi prodotti e, soprattutto,con i suoi capitali. Sarà fondamentale, per la Cina, aumentare la flessibilità e il volume delle proprie riserve, e naturalmente bilanciare maggiormente il rapporto Euro-Dollaro nelle sue FX, per divenire meno legata al volume delle proprie riserve monetarie e permettere una crescita non inflazionistica dei consumi interni e della sicurezza sociale, invece di dipendere, come Pechino ha deciso fino ad oggi, dall’export e dagli investimenti sia esteri che interni. Sarà questa la linea, con ogni probabilità, che Wen Yabao deciderà di intraprendere quando le condizioni della bilancia dei pagamenti cinesi e la stabilizzazione dei mercati finanziari globali lo permetteranno.

 

(*) Cav. Lav. Prof. Gian Carlo Elia Valori - Presidente della Centrale Finanziaria Generale

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