Il Disegno di Legge “Decreto Sviluppo”, ora al varo dell’Esecutivo (compatibilmente con il contingente assetto governativo del periodo), apporta alcune modifiche alla L. 36/2001, recante “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”.
In particolare, l’articolo 12 del Decreto Sviluppo disciplina ipotesi specifiche per l’applicazione dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, arrivando a innalzare fino al 30% i limiti riferiti agli impianti radio-tv e fino al 70% gli attuali limiti per gli impianti di telefonia mobile.
La vigente L. 36/2001, che impone per le frequenze GSM un limite di 6 volt/metro (nelle zone popolate) a fronte di una media UE di 40 v/m, è senz’altro tra le più stringenti d’Europa. In questo attuale contesto, il Decreto Sviluppo, aprendo le porte ad un sostanziale superamento dei limiti di esposizione, avrebbe un grande impatto sullo sviluppo delle nuove reti LTE (oggetto di sviluppo e allocazione) e permetterebbe di giungere ad un miglioramento sostanziale della qualità trasmissiva nel settore delle telecomunicazioni.
Un esempio è costituito dalla possibilità per i quattro operatori mobili licenziatari (TIM, Vodafone, Wind e 3) di condividere sviluppo e sfruttamento delle infrastrutture di rete (“co-siting”), così da ottimizzare gli investimenti verso il 4G. Questa soluzione, che implicherebbe livelli emissivi superiori a quelli ad oggi permessi, sarebbe evidentemente preclusa in mancanza di un aggiornamento normativo.
Inoltre, tra le novità proposte dal Decreto Sviluppo rientra l’applicazione del valore di attenzione esclusivamente nelle aree adibite a “permanenze prolungate”, laddove la tutela della popolazione nelle aree intensamente frequentate e nelle pertinenze esterne degli edifici verrebbe garantita attraverso degli “obiettivi di qualità”. Soprattutto con riferimento ai rischi di esposizione dei cittadini alle radiazioni dei campi elettromagnetici, classificate dallo IARC (International agency for research on cancer) come “possibilmente cancerogeni per l’uomo”, sono state riscontrate numerose opposizioni al Decreto Sviluppo.
Al contrario, il Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, e l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, ritengono che l’approccio della L. 36/2001 sia verosimilmente “iper-precauzionale”.







