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L’UE rinuncia alla banda larga universale

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Il 23 novembre 2011 la Commissione Europea ha annunciato che non sussistono i presupposti per modificare i principi comunitari in materia di servizio universale, includendovi anche il servizio di comunicazione mobile e la connessione a banda larga.

Scopo dell’obbligo di servizio universale (“OSU”) è di fungere da rete di sicurezza sociale nel momento in cui le forze di mercato non riescono ad offrire ai consumatori un accesso poco oneroso ai servizi di base. Secondo l’articolo 3 della Direttiva 2002/22/CE, gli Stati membri devono garantire a tutti gli utenti finali l’accesso alle comunicazioni vocali e alla trasmissione di dati, minimizzando le distorsioni sul mercato; altra cosa, tuttavia, è garantire la connettività a larga banda diffusa in tutto il territorio dell’Unione, inserendola a pieno titolo nel paniere dei servizi oggetto di OSU a carico degli operatori.

In realtà l’obiettivo per una banda larga diffusa si è rivelato sin da subito piuttosto ambizioso: nell’Agenda Digitale voluta dalla Commissaria Kroes in risposta al programma americano sulle Information Superhighway, entro il 2013 doveva curarsi la copertura per l’internet veloce a 30 Mb/s generale, mentre l’alba del 2020 doveva vedere il 50% delle famiglie europee raggiunte da connessioni Internet superiori a 100 Mb/s.

La particolare congiuntura economica e le differenze di connettività rilevate tra Paesi Membri paiono aver fatto riconsiderare i programmi iniziali. La Commissione, anche tenendo fermi i principi di libertà di iniziativa economica e il divieto di alterazioni del gioco concorrenziale, ha constatato che i costi dell’imposizione di una banda larga europea finirebbero gravare unicamente sugli operatori tlc.

Auspicando la futura adozione di guidelines per un’efficace attuazione delle disposizioni comunitarie in materia di servizio universale, la Commissione si è quindi riaggiornata sulla revisione dei meccanismi di finanziamento e di designazione dei prestatori del servizio universale. Nel mentre, sul piano nazionale, l’Authority nazionale di settore (Agcom) ha approvato il “Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e coubicazione e condivisione di infrastrutture”, volto a disciplinare in maniera razionale il tema della distribuzione poco omogenea delle infrastrutture per la banda larga sul territorio italiano. Il Regolamento individua le linee di indirizzo da adottare per l’accesso alle infrastrutture pubbliche utili alla realizzazione di reti, assicurando la condivisione di infrastrutture e auspicando una semplificazione e armonizzazione delle procedure adottate dagli enti locali, anche per il tramite di catasti identificativi delle risorse e capacità disponibili.

 

www.cugiacuomo.it




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