La riforma della mediazione creditizia è legge ma prima di entrare pienamente in vigore deve essere formata la commissione di controllo. I nodi, però, già sono venuti al pettine con i mediatori singoli che dovranno capitalizzare e i tanti obblighi che ne derivano di conseguenza.
Come abbiamo sempre sostenuto della riforma c’era bisogno per dare certezza a tutti gli attori in scena, operatori del credito, banche e, soprattutto clienti, che troppo spesso si trovano fra l’incudine e il martello subendo costi impropri senza la possibilità di appellarsi ad alcun ente di controllo. Anche i creditori hanno le loro ragioni e già l’esecutivo ha apportato due variazioni in corsa. Per discutere della riforma, dell’attuale situazione abbiamo voluto intervistare Valerio Angeletti, presidente della Fimaa-Confcommercio che rappresenta oltre 14mila iscritti del complesso e variegato mondo della mediazione e con una rete operativa ben distribuita sull’intero territorio nazionale
L’esecutivo ha introdotto una riforma dell’intero settore della mediazione creditizia per tentare di rimettere ordine laddove regnava, in alcuni casi, la confusione e qualche ambiguità di comportamento. E’ veramente questo il risultato?
Innanzitutto voglio fare una premessa, prima della riforma era in atto una liberalizzazione selvaggia con pochi controlli e l’iscrizione aperta praticamente a tutti che ha fatto lievitare il numero dei mediatori a più di 100mila persone. La situazione era ingestibile ed avrebbe potuto mettere in discussione, in alcuni casi, anche la credibilità stessa di Uic e Bankitalia. E’ altrettanto chiaro che non si può fare di tutta l’erba un fascio, all’interno dei 100mila iscritti ci sono decine di migliaia di persone che lavorano ed hanno investito sulla loro professionalità. Occorreva, dunque, una riforma ma l’impianto del decreto legislativo 141 noi di Fimaa non lo condividiamo perché individua come discrimine la capacità di capitale e questa non può essere l’unica garanzia di professionalità. Di fatto si obbliga alla chiusura decine di migliaia di professionisti, quelle famose partite Iva che da più parti sono indicate come la spina dorsale dell’economia italiana. Sarebbe stato più corretto indicare la possibilità di portare in garanzia una fidejussione o una polizza assicurativa in alternativa al capitale. La creazione di società con 120mila euro di capitale ha una certezza, quella dell’aumento dei costi di gestione con l’obbligo di revisori dei conti, l’obbligo di formazione professionale e di processi interni complessi.
L’obbligo di costituzione in società di capitali quali problematiche ha sollevato all’intero della categoria e Fimaa costa sta facendo per guidare i propri iscritti verso il rispetto dei criteri della riforma?
Indubbiamente la categoria è in fermento ed ognuno ha comportamenti diversificati. Fimaa si sta impegnando a spiegare la riforma e punta sulla formazione anche di società cooperative. Per noi questo è uno strumento quasi innovativo visto che per abitudine i nostri iscritti conoscono altre forme societarie. Altri mediatori hanno scelto di mettere a disposizione le loro società ai propri colleghi. Noi abbiamo puntato, come detto, sulla presentazione delle opportunità di trasformazione in società cooperative e poi abbiamo una nuova società MedioFimaa, partecipata da Unicredit e Allianz, con circa 7mila aderenti, che ha anche il compito di formare e ad oggi abbiamo completato il ciclo per oltre 1000 agenti assicurativi, ad esempio. Prima di muoverci ulteriormente, però, nel mondo della mediazione creditizia vogliamo capire le novità a seguito delle modifiche del decreto legislativo che dovranno essere presentate per settembre. Intanto ci stiamo muovendo e puntiamo su una nuova figura, quella del promotore creditizio tramite il progetto Felix.
Che cosa intende per promotore creditizio?
Il decreto D.L. 141 ha il grande difetto di aver spersonalizzato il mediatore, cioè il mondo delle partite Iva. Chi non potrà capitalizzare diverrà collaboratore di altri. Ecco a queste persone, a questi professionisti bisogna necessariamente dare un profilo. La riforma lascia aperto questo problema. Chi lavora per terzi oggi dovrebbe essere inquadrato e necessariamente deve essere contrattualizzato come Co.Co.Pro o dipendente fisso e questo irrigidisce le aziende rendendo difficile che queste si sviluppino secondo il potenziale. La figura del promotore creditizio, come lavoratore autonomo con partita Iva è, a nostro parere, la via d’uscita al problema che comunque deve essere risolto.
Uno dei punti più contestati della nuova legge riguarda gli organismi di controllo che sono affidati alle banche, cioè ad una delle parti in causa. La Fimaa ritiene che questo punto debba essere rivisto, cambiato, aggiustato?
Non sono d’accordo. Intanto bisogna attendere che il board venga nominato e divenga operativo e che stili di conseguenza il regolamento. Ogni soggetto, che interviene nel mondo della mediazione creditizia, ha presentato una rosa di candidati e Bankitalia sceglierà i nominativi che riterrà più opportuni. Ovviamente anche Fimaa, unitamente alle altre associazioni di categoria maggiormente rappresentative, ha presentato una propria rosa per il board.
Intanto molti operatori sottolineano che il rapporto con le banche è già cambiato…
In verità non sarebbe dovuto ancora cambiare nulla, invece è cambiato di molto lo scenario con l’incertezza come regina assoluta. Da parte di molti istituti di credito c’è molta rigidità nel concedere prestiti e mutui, di conseguenza molti operatori lamentano un fortissimo rallentamento del lavoro. I clienti del mediatore sono in particolare le imprese e proprio queste hanno le maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti. Per quanto riguarda i mutui, invece, siamo ai livelli antecedenti il 2000 anche perché con le famose lenzuolate di Bersani, che hanno aperto alla concorrenza nel settore il prodotto mutuo è diventato meno appetibile per le banche che rischiano di doversi accollare costi legati alla portabilità e alla chiusura anticipata del finanziamento. Le banche, quindi, puntano su altri prodotti per loro più redditizi e meno rischiosi.
Quindi questa riforma presenta più spine che rose secondo la Fimaa
Ci sono delle criticità che, ribadisco, sono riconosciute visto che già ci sono stati dei cambiamenti in corso d’opera e addirittura prima che questa diventi operativa. C’è poi un ultimo particolare che voglio sottolineare. Il mediatore è tale se viene pagato dai soggetti che fa incontrare, se invece viene pagato da una sola parte, la banca, allora cambia tutto e non si dovrebbe più parlare di mediatore, cioè di colui che fa incontrare domanda e offerta, banca e cliente.






