L'Europa scricchiola sotto i colpi durissimi della speculazione e della crisi finanziaria di alcuni Paesi dell'area Euro che rischia di minare il sistema in maniera pericolosissima. I capi di governo di Eurolandia hanno deciso di intervenire di concerto, per limitare le perdite e tentare il rilancio. Sul piatto hanno messo oltre 700 miliardi di euro, nuove regole più stringenti in fatto di debito pubblico e la credibilità delle istituzioni europee. Ma si moltiplicano le voci di chi ritiene che l'intervento sia tardivo e comunque insufficiente se non legato a nuove regole e ad un nuovo Patto di Stabilità europeo. L'avvocato Nunzio Bevilacqua, direttore responsabile della Rivista Giuridica Notarilia e membro dell’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (ANSPC) è fra questi, anche ritenendo che l'intervento pro-Grecia andasse comunque varato per salvaguardare, nel breve, l'euro e le economie dei partner europei.
Perchè l'intervento per salvare la Grecia è ritenuto da molti insufficiente?
Le misure prese dall'Eurogruppo sono certamente efficaci nel breve, come un antipiretico per un malato, ma bisogna scoprire di che infezione stiamo parlando ed attaccarla con la giusta medicina senza, però, distruggere le già indebolite difese immunitarie dell’Europa. L’Unione Monetaria non credo riuscirà a reggere alla lunga se non si dota di una politica fiscale comune e di stringenti regole di controllo, con un comitato europeo dei Ministri dell’Economia dotato di ampi poteri, capace di decidere in maniera snella e di obbligare a maggioranza, su tutte le tematiche di politica economica, anche i Paesi dissenzienti. La Grecia, inoltre, continuando nelle politiche di spesa ha fatto emergere una dura verità, data dal fatto che il Patto di Stabilità, inteso come gentleman agreement, non ha funzionato: in pratica le regole senza sanzioni non sono efficaci ed è servita la crisi del 2009 per renderlo chiaro a tutti. I Paesi della Uem hanno finanziato la ripresa con incentivi e lavori pubblici senza avvertire il Patto come qualcosa di cogente o alcune volte aggirandolo fraudolentemente.
Allora la Grecia andava punita, lasciata sola?
No, ritengo semplicemente che l'intervento, solidaristico o meglio egostico-conseguenzialistico, non abbia considerato alcune variabili in quanto generato con la tachicardia della paura di cadere nel baratro e che nella tempistica sia comunque tardivo. Gli aiuti dovevano essere concessi anche per evitare che si innescasse un pericolosissimo effetto domino, in realtà non ancora scongiurato, che dai periferici arrivasse al cuore dell’Eurozona. Ma si doveva intervenire prima, non appena da Atene iniziavano ad arrivare le notizie poco rassicuranti sul debito pubblico, subito carpite dagli avvoltoi della speculazione. Ora si rischia di assistere ad un altro effetto derivante dalla mole dell'intervento. L'Europa ha voluto mostrare i muscoli, peccando di ultrapetitio, in un momento particolarmente difficile per tutti. I 750 miliardi che graveranno su tutti i bilanci europei, portando quella consequenziale austerità, fanno venir meno quell’ossigeno indispensabile ad un convalescente imprenditoria e rischiano seriamente di compromettere la stagione delle riforme (che hanno un costo al contrario di ciò che ritiene qualcuno). Inoltre l’Europa ha forse scoperto da subito tutte le sue carte, grave errore nel mondo finanziario, pubblicizzando le sue mosse e allineando su di un unico fronte fino all’ultimo euro. Forse ha agito di bluff, se consideriamo che il residuo dei 640 miliardi dello scudo salva-Euro servirebbe a salvare la sola penisola iberica dalla deriva nell’Atlantico, facendo diventare poi l’Europa, indebitata e con fondo svuotato, facile target per impietosi assalti speculativi. La fuga di importanti investitori dalla Grecia, a piano già varato, fa intuire che l’economia mondiale ritiene che questo Paese non abbia comunque, con tutte le misure adottabili, la capacità di pagare il suo debito e che si vedrà costretto prima o poi a ristrutturalo. Questo potrebbe essere il vero rischio boomerang: che il prestito ellenico invece di rendere di nuovo attraente l’economia greca rappresenti una fortunata exit per quegli investitori che, intrappolati, speravano in una fuga non rovinosa.
Quindi fanno bene i governi a voler mettere sotto controllo la speculazione...
Su questo punto bisogna fare chiarezza. La speculazione fa parte del mercato. Senza la speculazione non c'è mercato e non c'è economia nel senso che verrebbe meno lo stimolo a crescere. Il problema non sta nella speculazione in se, ma nella patologia della stessa. I governi non possono e non devono sopprimere la speculazione, in quanto ogni tentativo renderebbe la stessa solamente più spregiudicata ed insidiosa, ma essa va attentamente monitorata e arginata duramente quando si colora di una certa virulenza. E’ necessario che chi opera nel campo della finanza, da una parte non venga demonizzato dall’opinione pubblica, dall’altra sia soggetto a regole giuridiche e di comportamento entro le quali poter lavorare in modo onorevole. Bisogna pensare a reti di prevenzione della patologia speculativa, con controlli severi e pene certe, magari anche con un codice penale transnazionale, per chi delinque.
Se non si deve bloccare la speculazione, se l'intervento in favore dei Paesi in difficoltà è tardivo, come si può riportare ordine in Eurolandia?
L’effetto shock del trilione di dollari è stato abbastanza efficace nel breve, già nel medio periodo, potrebbe però non risultare più tale e i mercati lo stanno dimostrando. Dunque bisogna pensare, da subito, ad un nuovo e rigoroso Patto di Stabilità, ogni Paese rinunciando ad un po’ della sempre ritenuta intoccabile sovranità nazionale, creando un sistema di norme chiare, meno politiche e più giuridiche, soprattutto, come ho già detto, dove vi sia certezza delle sanzioni anche di grado espulsivo per gli Stati inadempienti. Sicuramente i ministri UE sono stati spinti da nobilissimi principi che hanno evitato a tutti noi di cadere nel vuoto, purtroppo però da questa storia alcuni furbi hanno capito che in Europa chi sbaglia non è detto che sia la stessa persona che paghi.






