Economia&Mercato ha incontrato il Cavaliere Giampietro Nattino, Presidente di Banca Finnat Euramerica e banchiere di lungo corso, con grande esperienza nel risparmio gestito, negoziato, amministrato. Banca Finnat è una realtà di primo piano, indipendente e di questo fa la sua forza. Il Cav. Nattino ritiene fondamentale il rapporto con il cliente, che viene seguito “a tutto tondo”, ed è fermamente convinto che il futuro di Finnat sia ancora nel settore senza salti nel buio o acquisizioni che andrebbero a snaturare la banca e, soprattutto, quel rapporto di fiducia che, come ha sottolineato con orgoglio, vede clienti ormai alla terza generazione in Banca Finnat.
La crisi è iniziata negli Stati Uniti dalle banche. In Europa è entrata attraverso le banche e in queste settimane la politica sembra orientata a “punire” gli istituti di credito che hanno provocato un terremoto finanziario ed economico forse senza precedenti. Solo il governo italiano non vuole sentir parlare di tassa sulle banche. Lei cosa pensa di questa politica della “punizione” del settore creditizio?
Innanzitutto non ho mai amato le “punizioni” e nell'impianto ideologico della cosiddetta tassa sulle banche vedo soprattutto una motivazione demagogica. Bisogna sempre ricordare che le banche sono industrie che producono servizi e che ad ogni aumento dei costi chi gestisce un'azienda cercherà per quanto possibile di ridurre l’impatto agendo sui costi e sui ricavi. Ecco, nel caso di una nuova tassa il rischio principale è proprio questo e cioè che il maggiore gettito fiscale venga finanziato anche dalla clientela. Ritengo, invece, che sia giusto e doveroso che la politica, o meglio, che i governi intervengano per regolamentare e controllare i mercati finanziari, e che lo Stato si metta al servizio del cittadino e dell'impresa con politiche di supporto sostenibili.
Però chiedendo aiuto allo stato non si rischia di scivolare nell'assistenzialismo?
Anche in questo caso deve prevalere il buon senso. Lo stato deve permettere lo sviluppo e supportarlo laddove necessario, ma deve anche controllare che ciò avvenga nel rispetto delle regole. Lo stesso discorso vale per le banche. Non si può pensare che un istituto di credito possa, o anzi debba fare credito comunque. Le banche danno credito se e quando necessario a condizione che ci siano i presupposti di capienza, solidità e il rating appropriato.
Anche su quest'argomento il dibattito è ampio e in molti temono effetti gravi con l'avvento di Basilea3...
In realtà già con Basilea2 le cose sono cambiate nel rapporto tra cliente e banca, e in Italia i controlli incrociati di Consob e Bankitalia hanno permesso all'intero sistema creditizio nazionale di reggere bene l'urto della crisi e di presentarsi forti, oggi che il peggio è alle spalle. L'eventuale entrata in vigore di Basilea3 comporta lo stesso rischio della tassa sulle banche e cioè che i maggiori costi e la maggiore severità nelle valutazioni di merito vengano totalmente girate a carico del cliente finale.
La vera critica al sistema bancario italiano è proprio quella di aver stretto il credito.
Non sono d'accordo, non ritengo che ci siano le condizioni per parlare di “stretta creditizia”. Io ritengo che ci sia, questa sì, una maggiore attenzione e cautela, come è normale che avvenga per qualsiasi azienda in un momento di crisi come questo. L'economia stenta e di conseguenza chi offre servizi legati alla finanza deve prestare maggiore attenzione per non rischiare oltre il dovuto. Poi, come ho detto, ci sono chiari e rigidi paletti fissati da Bankitalia e da Consob per le società quotate come la nostra e da questi non si può prescindere.
Nonostante la crisi e una certa rigidità del credito, Banca Finnat ha chiuso il 2009 con un risultato estremamente positivo e anche il primo trimestre del 2010 riflette tale trend di crescita.
Banca Finnat ha potuto ottenere risultati così positivi grazie al grande lavoro di squadra di tutti i nostri collaboratori. Non abbiamo mai pensato di snaturare la nostra mission con acquisizioni, accordi o altro. Banca Finnat segue i suoi clienti “a tutto tondo” in ogni loro esigenza e questa scelta ha premiato. Contemporaneamente abbiamo adottato una politica particolarmente attenta sui costi che ci ha permesso di evidenziare in bilancio una crescita sostenibile.
Può tracciare un profilo del cliente-tipo di Finnat?
La nostra è una clientela di fascia media e medio-alta composta da privati e aziende e che hanno bisogno non solo di una banca, ma di qualcuno che possa gestire ogni esigenza legata al credito e al patrimonio. Indubbiamente Banca Finnat non può gestire la clientela retail e non ha intenzione di farlo in futuro. Noi abbiamo scelto da tre generazioni una nostra fascia di clientela ben definita e che ha bisogno sempre più di consulenti pronti, professionali e puntuali.
Il Gruppo Finnat è presente anche nei fondi legati alla previdenza. In Italia c'erano molte attese legate a questo settore che, in verità, ancora non riesce a decollare definitivamente. Quali sono i veri motivi di questa situazione ancora insoddisfacente?
Il motivo è semplicemente temporale. L'Italia è partita in ritardo rispetto ad altri Paesi anche europei e questo comporta ovvi intoppi che verranno superati con il tempo. Per quanto ci riguarda con Previra Sim stiamo facendo un ottimo lavoro insieme alla Cassa di Previdenza dei Ragionieri e per il futuro stiamo lavorando ad altre joint venture di questo tipo.
C'è un'operazione che l'ha particolarmente coinvolta o di cui è soddisfatto?
Nella storia di Banca Finnat sono molte le operazioni di rilievo e tanti i clienti importanti che si sono serviti dei nostri servizi. In particolare ricordo con soddisfazione l'operazione compiuta dalla nostra SGR Investire Immobiliare in relazione al FIP (Fondo Immobili Pubblici), il cui valore ammonta a circa quattro miliardi di euro di immobili. All'estero amo ricordare la quotazione in Borsa di Fedon, un'azienda produttrice di astucci per occhiali. Fedon è un classico esempio di azienda familiare, di origine venete, che ha investito in know-how e in accordi commerciali. Prima della quotazione Fedon aveva sottoscritto un accordo per lo sfruttamento del marchio Asterix, e questa operazione ha reso tra l’altro l'azienda particolarmente appetibile nella successiva fase di Ipo.
Ha mai pensato ad un suo futuro senza Finnat?
Per ora lavoro, mi fanno lavorare, ma ho la fortuna di avere una famiglia unita che occupa il mio tempo libero. C'è poi la passione per gli sport invernali che non ho mai tralasciato e che occupa sempre un posto importante.
Ultimamente si moltiplicano gli incontri, i dibattiti e i convegni intorno all'etica e al credito. Sono parole che possono conciliarsi fra loro?
L'etica è l'aspetto principale di ogni rapporto fra persone e fra aziende. Ci vuole correttezza sempre ma l'etica non può essere confusa con la beneficenza. Le banche devono fare le banche per la beneficenza ci sono le fondazioni e gli enti benefici in genere.






