REDAZIONE - Economia&Mercato sta effettuando un giro di consultazione tra grandi esperti nel mondo economico e bancario per capire da una parte quale ruolo avrà Basilea3 all'interno degli istituti di credito e quali saranno soprattutto i risvolti per i clienti e le aziende; dall'altro vogliamo dare ai nostri lettori un quadro particolareggiato della situazione economica del Paese senza entrare nelle polemiche della politica ma guardando ai dati reali e alle stime tecniche. Per iniziare abbiamo scelto il Cavaliere del Lavoro e professore Ercole P. Pellicanò che ringraziamo per la sua immediata disponibilità.
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l prof. Pellicanò, uomo di grande esperienza, nel passato , tra l'altro, è stato presidente della Banca Popolare di Roma, membro del cda e del comitato esecutivo di Banca Etruria e attualmente ricopre la carica di presidente dell'Associazione Nazionale per lo studio dei problemi del credito (ANSPC), sta per iniziare una nuova ed importante avventura editoriale con l'uscita del periodico Tempo Finanziario di cui è direttore responsabile. L'idea nasce sulla scorta della grande esperienza maturata come direttore di Mondo Bancario. Da qui l'idea di editare una nuova rivista rigorosa e indipendente con un comitato scientifico forte ed autorevole per dare maggiore garanzia ai lettori sull'equidistanza della rivista dalla politica e dai cosiddetti "poteri forti".
Nasce Tempo Finanziario, un periodico d'informazione economico-finanziaria di cui Lei è Direttore Responsabile, che si presenta con tutte le carte in regola per avere successo. Oggi chi cerca informazioni finanziarie vuole indipendenza. Come Tempo Finanziario intende assicurarsi la sua indipendenza da “pressioni” esterne?
Tempo Finanziario. Economia e diritto per banche,assicurazioni,gestori del risparmio e imprese intende affrontare, nel modo più chiaro ed esaustivo possibile, temi di attualità in cui l’economia va di pari passo con il diritto. La testata ha l’ambizione di divenire, come strumento di informazione e approfondimento, un punto di riferimento per le professionalità interessate alle dinamiche e alle innovazioni del mondo produttivo. La nostra assoluta indipendenza da eventuali pressioni esterne è garantita dall’autonomia gestionale della Rivista.
Mi spiego meglio: Tempo Finanziario sarà diretta da me personalmente ed edita da una Società Editrice libera da ogni vincolo esterno. La scientificità dei contenuti sarà, inoltre, assicurata dal contributo di autorevoli personaggi del mondo accademico, bancario ed economico senza legame alcuno con lobby di settore.
Ogni rivista scientifica ha un Comitato Scientifico e Tempo Finanziario non fa eccezione. Con quale metodo si è proceduto alla scelta delle personalità che fanno parte del Comitato della rivista?
Ho cercato, in questo nuovo progetto editoriale, di trasferire le positive esperienze maturate alla direzione della rivista Mondo Bancario, fondata nel 1958, da me acquisita nel 1988 e ceduta nel febbraio del 2009. Con il mio impegno e con il fondamentale supporto del Comitato Scientifico, la Testata si è via via affermata in ambito accademico e bancario, ricevendo consensi ed incoraggiamenti. A distanza di più di un anno dalla cessione, e dal mio accostamento ad una posizione professionale più vicina al mondo della finanza in senso ampio, ho reputato che l’esperienza pregressa, con l’aiuto del gruppo storico, esteso per motivi di competenze specifiche, potesse essere utile per dare vita a questa nuova iniziativa editoriale. Ho quindi deciso di avvalermi del contributo di una Direzione Scientifica e di un Editorial Board, formati da autorevoli accademici dell’area economica e giuridica e da esponenti del mondo finanziario ed economico.
Brillanti giovani professionisti, come l'avvocato Nunzio Bevilacqua, che è il Coordinatore Scientifico della Testata, e personalità illustri e pluriaffermate, questo un quid novi come scelta editoriale che potrebbe essere un esempio anche per altri. I giovani professionisti, quale apporto possono dare a Tempo Finanziario?
Come dicevo, la scelta di ampliare la Direzione Scientifica e l’Editorial Board attraverso l’ingresso di nuove personalità, nasce dalla volontà di avere un contributo di competenze specifiche in particolari settori del più ampio mondo economico. In particolare, i giovani rappresentano l’innovazione, la freschezza, il domani. Ma non c’è futuro che non abbia una solida storia alle spalle; per questo ho pensato di unire l’esperienza al dinamismo e alla verve tipica dei giovani professionisti. Credo che insieme, attraverso una costante collaborazione ed un continuo confronto, possiamo assicurare ai nostri lettori un ottimo prodotto.
Lei ha una lunga esperienza nel settore del credito che l'ha portata dalla Presidenza di Banca a quella dell'A.N.P.S.C. Oggi con la definizione delle regole e dei parametri di Basilea3 quali sono le prospettive del prossimo futuro per il credito italiano?
È per dare una risposta a questa domanda che, lo scorso giugno, presso l’ABI, l’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, che ho l’onore di Presiedere, ha organizzato la XLII Giornata del Credito. Tema dell’incontro è stato proprio : “Mercati, Banche e Imprese verso Basilea 3”. È innegabile l’inquietudine e la preoccupazione manifestata dal mondo bancario e produttivo, nell’attesa del G20 di Seul che, nel prossimo mese di novembre, dovrebbe dettare le linee guida e di attuazione dell’Accordo. L’Institute of International Finance, che raccoglie 400 istituzioni finanziarie internazionali, sostiene che, alla luce delle proposte avanzate, le banche europee degli Stati Uniti e del Giappone dovrebbero raccogliere, entro il 2015, quasi 700 mld di dollari di capitale ordinario, di cui 273 per gli istituti dell’area Euro, ed emettere debito a lungo termine per 5.400 mld di dollari per soddisfare i previsti requisiti patrimoniali di liquidità. I costi che le banche pagherebbero per raccogliere nuovo capitale avranno un consistente impatto sull’onere del credito per la clientela e quindi, sull’economia reale. Da qui scaturisce un effetto negativo sulla crescita che sarà di 0,5% l’anno per 5 anni negli Stati Uniti e poco meno del doppio in Europa, attraverso una restrizione del credito causata, per l’appunto, dall’aumento dei costi per le banche, prodotto dalle nuove regole. Queste preoccupazioni trovano, però, un alleggerimento in dichiarazioni ufficiali. Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha, in più di una occasione, cercato di rassicurare il mondo produttivo, sostenendo che l’applicazione delle nuove regole deve essere graduale e non dovrebbe cominciare prima dell’effettiva ripresa economica.
In linea generale, l’orientamento più recente tiene da conto questa valutazione per cui le nuove regole dovrebbero trovare un inizio di applicazione nel 2012, e proiettarsi su 5 anni; per questa via si cercherà di non attenuarne la portata, e di valutarne con cura le modalità di attuazione. Circa la tecnicality degli accordi di Basilea 3, cito il raggiungimento, nel mese di settembre, di un compromesso che, lasciando immutato il parametro minimo complessivo del patrimonio, pari cioè all’8% delle attività ponderate per il rischio, ne cambia la posizione richiesta: così dovrà passare dal 2% al 4,5% la parte di qualità più alta, il common equity, cioè in sostanza capitale e riserve, e dovrà salire di conseguenza dal 4 al 6% il cosidetto Tier1 che, oltre al common equity, comprende gli strumenti patrimoniali più qualificati e robusti. Inoltre le banche dovranno dotarsi di risorse aggiuntive, anch’esse di qualità elevata, ed è questa la vera novità di Basilea 3, i cosidetti buffer, cuscinetti patrimoniali. L’ammontare rigido di tali buffer (buffer per la conservazione del capitale) dovrà essere pari al 2,5% delle attività ponderate al rischio, e se la banche non rispetteranno tale vincolo potranno incorrere in misure di vigilanza come il divieto alla distribuzione degli utili o al pagamento di bonus ai manager.
Le Autorità potrebbero però richiedere alla banca anche ulteriori risorse aggiuntive fino al 5% in caso di surriscaldamento del credito (buffer anticiclico). Il target minimo per il patrimonio resterà all’8%, rapportato alle attività ponderate per il rischio, indicando un requisito di capitale Tier1 al 6%, più un altro 3% come cuscinetto, o conservation buffer, da mettere da parte nella fase favorevole del ciclo per essere utilizzato in caso di crisi. In base alle regole attuali, il requisito del Tier1 è del 4%, con la parte core al 2. Al tempo stesso, il G20, ha concordato che l’applicazione delle nuove regole debba iniziare nel 2013 e completarsi nel 2019.
Sempre più spesso le associazioni di categoria chiedono una maggiore vicinanza delle banche alle imprese. Qual è la strada maestra da seguire da ambo le parti per avviare una collaborazione, ognuno nel rispetto del proprio ruolo?
In base a quanto emerso in occasione della XLII Giornata del Credito, che ha visto l’intervento dei Presidenti delle Associazioni di Categoria, ci troviamo davanti ad uno scenario di difficile transizione e nel quale la crisi economica incide sul tessuto dell’economia reale. In questo contesto, le condizioni di stabilità dei mercati e degli intermediari finanziari sono fattore fondamentale per l’interesse generale. Ciò diviene problematico, però, quando l’obiettivo di perseguire condizioni di stabilità comporta l’introduzione di parametri particolarmente rigidi per gli intermediari bancari e finanziari, con l’effetto di ridurre la trasmissione del credito verso l’economia reale. Dunque ben vengano nuovi presidi di stabilità. a patto, però, che siano contemperate le esigenze vitali di finanziamento dell’economia reale ed in particolare delle imprese. La strada maestra, da seguire per favorire una comune crescita, è quella della collaborazione tra il sistema bancario e quello imprenditoriale. In questo senso, negli ultimi tempi, qualcosa è stato fatto. Abbiamo infatti assistito ad una stagione di recupero dei rapporti con il territorio, preceduta invece da una di fusioni ed aggregazioni bancarie, che aveva favorito il rafforzamento patrimoniale del sistema.
Di recente, sono stati registrati momenti di raccordo tra alcuni gruppi bancari ed associazioni territoriali e Confidi. Il tutto, non solo per valorizzare la garanzia dei Confidi, ma anche per poter utilizzare il bagaglio conoscitivo di cui i sistemi imprenditoriali dispongono a livello territoriale. Si tratta quindi di iniziative molto interessanti, che lasciano spazio a pensieri positivi riguardo il rapporto banche-imprese. Bisogna, però, avere da conto che tale relazione potrà uscire modificata nel prossimo futuro per l’applicazione dei nuovi parametri di Basilea 3. In effetti, per come viene paventato dal Presidente dell’ ABI Giuseppe Mussari, se le banche italiane subiranno penalizzazioni in conseguenza all’applicazione delle regole di Basilea3, per un approccio estremamente rigoroso sul capitale, a discapito del grado di leva, le imprese potrebbero subire conseguenze negative sul piano del sostegno finanziario alla loro attività.
Alla politica si chiede attenzione all'impresa e al lavoro, ma quest'estate troppo spesso tutti sono stati impegnati a districarsi tra successioni, immobili, famiglie e varia umanità. Cosa rischia il sistema imprenditoriale dalla mancanza di una attenta politica industriale confermata, agli occhi di molti osservatori, dalla nomina, dopo 5 mesi, del nuovo ministro dello Sviluppo?
Sicuramente ci troviamo nel mezzo di un delicato momento della politica italiana, ma le polemiche interne non dovrebbero interessare il più ampio sistema industriale del Paese. È necessario che ci sia, da parte del mondo politico una voglia, anzi un’ossessione – citando la Presidente Marcegaglia in occasione dell’Assemblea annuale di Confindustria a Bergamo – per la crescita economica italiana. È questa ossessione la base necessaria per fornire, agli imprenditori, gli strumenti atti allo sviluppo di ogni singola attività industriale. Senza appositi strumenti ogni progetto di espansione, benché attuato o in via di attuazione, sarà bloccato al suo stato di ideazione. Dunque la parola chiave deve essere rapporto interattivo, stretta collaborazione tra politica ed attività produttive: settori fortemente correlati tra loro.






