MILANO – La guerra finanziaria tra Italia e Francia si gioca su più tavoli. Per quanto riguarda Parmalat i giochi sono quasi fatti con il consiglio di amministrazione convocato per il prossimo primo di aprile per decidere se rinviare l’assemblea a giugno così come previsto dal decreto appena approvato dal governo. Lactalis, intanto, sta cercando una sponda politica che appoggi la sua richiesta di far andare avanti la questione per via esclusivamente finanziaria, senza interventi a gamba tesa dell’esecutivo in difesa dell’italianità delle aziende.
Ma c’è un altro tavolo che sta calamitando l’interesse di investitori e speculatori, quello di Edison. La società elettrica sta vivendo un periodo delicatissimo con i grandi azionisti in rotta da tempo e con un bilancio che ha risentito fortemente della situazione di stallo con il cda che ha proposto l’azzeramento del dividendo per quest’anno. Oggi la notizia vera riguarda la richiesta di cambiamento al vertice della società con i francesi che hanno chiesto la testa di Umberto Quadrino.
Ufficialmente Edf non è soddisfatta della performance della società che nel 2010 ha emesso quattro profit warning consecutivi in pochi mesi e di questi uno è stato emesso anche quest’anno. Secondo i patti ancora validi i francesi hanno il diritto di nominare l’amministratore delegato della società elettrica mentre i soci italiani hanno la prerogativa del presidente. Ogni nome non deve avere il gradimento obbligatorio della controparte, quindi i francesi potranno mettere al timone di Edison un uomo di loro fiducia per traghettare la società verso un assetto diverso. Il governo sta lavorando per rompere definitivamente l’alleanza già traballante e distribuire tra Enel ed Eni gli asset principali di Edison. Ad Eni potrebbero andare le centrali di produzione elettrica a gas mentre ad Enel la parte riguardante il gas mentre alle municipalizzate potrebbe andare il resto. L’ipotesi di AEM acquirente della maggioranza è stata esclusa da alcuni analisti per l’alto costo degli asset che in questo momento la compagnia milanese non potrebbe permettersi se non a costo di un innalzamento oltre i limiti dell’indebitamento finanziario.
Edf e Lactalis stanno cercando di far muovere l’esecutivo francese ma Tremonti ha già affilato le armi ed è pronto a portare in Europa la traduzione esatta del decreto anti-scalata approvato dal governo francese per dimostrare come quello italiano sia del tutto simile e quindi in regola con i principi di libera concorrenza europei.






