La Grecia è sull’orlo del collasso e attende i 130 miliardi di aiuti Ue per evitare il tracollo. I piani di austerità, le finanziarie e il cambio tra Papandreou e Papademos alla guida del governo non sembrano bastare per rimettere in carreggiata Atene.
Il debito pubblico continua a rimanere oltre il livello di guardia e il Pil ha segnato una diminuzione del 10%. Secondo alcuni esperti Atene rischia di passare dalla recessione alla depressione se non ci sarà un’inversione di marcia in tempi brevissimi. E dopo mesi di diplomazia il nervosismo che serpeggia nei piani alti del governo si è manifestato apertamente con Pantelis Kapsis, portavoce dell’esecutivo che a Skai Tv ha dichiarato, “ l’accordo di salvataggio deve essere firmato altrimenti saremo fuori dai mercati, fuori dall’euro”. Non poteva essere più chiaro di così Kapsis. In Germania si moltiplicano i supporter dell’uscita della Grecia dall’euro ma continuano le resistenze da parte, in particolare, del sistema bancario fortemente esposto con i titoli di debito greci.
C’è poi la gravissima crisi sociale interna che non può essere dimenticata o peggio ignorata dal governo guidato da Papademos. I suicidi sono cresciuti nel 2011 del 40%, gli stipendi pubblici sono stati tagliati, in media, del 60% e nelle grandi città la crisi si fa sentire in maniera drammatica. Anche il nuovo piano di tasse sugli immobili rischia di deprimere uno dei pochi settori ancora vivi, l’immobiliare. Anche gli investitori esteri interessati a immobili turistici temono l’inasprimento delle imposte sul mattone ed hanno bloccato i loro piani di espansione. L’aumento di Iva e accise hanno già inciso negativamente sull’altro settore trainante per il Pil greco, il turismo.
Insomma la miscela è esplosiva e i rischi che i problemi socio-economici si trasformino in scontro aperto sono molti soprattutto tenendo presente la forza del movimento anarchico greco.






