La situazione ungherese è diventata esplosiva e le borse europee stanno risentendo pesantemente del caso Budapest. Oggi il fiorino è ai minimi sull’euro e l’asta di buoni ungheresi è stata un flop con lo spread con i titoli britannici salito a 750 punti.
Sono in costante salita anche i cds a quota 745. Anche la politica è entrata a pieno titolo nel complesso puzzle ungherese con il governo guidato da Viktor Orban che ha dato il via libera alla legge costituzionale che minaccia l’indipendenza della banca centrale, una norma che andrebbe a violare apertamente il trattato di Lisbona e per questo si sono interrotte tutte le trattative in corso per dare vita ad una linea di credito dalla Ue e dal Fmi verso Budapest. Ad ogni campanello d’allarme i primi titoli a rimetterci sono i bancari e anche con l’Ungheria si sta ripetendo la storia già vista di Portogallo, Irlanda e Grecia.
In Italia sono coinvolte pesantemente Unicredit e Intesa-San Paolo che hanno loro controllate a Budapest. La banca di Ca’ de Sass controlla Cib Bank, quinta banca del paese, mentre Unicredit ha 134 filiali dirette ed è la settima banca nazionale per importanza. Questa crisi politico-istituzionale-finanziaria ha portato il fiorino al tracollo verso tutte le più importanti monete, non solo l’euro, e il rendimento dei titoli di stato a salire al 10,9%, il massimo da dieci anni. Nonostante l’appeal speculativo l’asta di oggi di titoli pubblici è andata male. Sono stati collocati 35 miliardi a 12 mesi contro i 45 previsti con rendimenti al 9,96% contro il 7,91% dell’ultima asta del 22 dicembre scorso.
A questo punto sembra ormai chiaro che Budapest non possa più andare avanti in maniera autonoma ma Ue e Fmi non transigono sull’indipendenza della Banca Centrale Ungherese. E’ stato molto chiaro in tal senso Olivier Bailly, portavoce della Commissione Ue, “l’indipendenza della Bcu preoccupa Ue, Fmi, Bce e mercati. Sta alle autorità ungheresi chiarire come vogliono fare per ristabilire certezze che diano stabilità”. Secondo l’articolo 130 del trattato di Lisbona le varie istituzioni bancarie europee “devono essere pienamente indipendenti e non possono ricevere istruzioni da alcun politico al di sopra di loro”. L’Ungheria ha cercato di aggirare l’ostacolo ipotizzando l’intervento, tra l’altro mai nascosto, della Cina e di altri paesi o istituzioni finanziarie in grado di garantire stabilità al fiorino, ma lo scetticismo sull’eventuale manovra è fortissimo.
Da Budapest, intanto, arriva anche qualche apertura per intavolare trattative con Tamas Fallegi, capo negoziatore con il Fondo, che ha sottolineato come il governo potrebbe “cambiare la legge sulla banca centrale, io posso negoziare un accordo provvisorio, ma deve essere alle condizioni più favorevoli possibili”.






