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Catricalà e Monti dichiarano guerra a tutte le caste. Farmacisti e tassisti pronti allo scontro frontale

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La parola d’ordine del governo ora è liberalizzare. Il primo grande passo è stato fatto nel commercio con la possibilità per ognuno di aprire e chiudere secondo le proprie esigenze e soprattutto secondo quelle dei clienti.

 

Immediata la reazione della corporazione potente dei commercianti che ha lanciato il grido d’allarme sull’occupazione con il calcolo di 240mila posti di lavoro a rischio. Ma il governo va avanti per la sua strada anche se il vero ostacolo sarà quello di taxi e farmacie, le corporazioni, o forse sarebbe meglio dire le caste, più potenti  e influenti in Italia e con armi di ricatto senza rivali. I taxisti hanno già minacciato di bloccare le grandi città, e lo possono fare. I farmacisti, dal canto loro, possono utilizzare sia l’arma del pagamento diretto dei farmaci sia quello della chiusura, a loro scelta e il tutto sulla pelle dei cittadini. Si dimenticano, gli uni e gli altri, che il loro lavoro è possibile su licenza e quindi non è “cosa loro” ma della collettività. E’ chiaro che devono essere aumentati i controlli ma questa è un’altra storia.

Ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà ha scelto il salotto paludato di “Porta a Porta” per annunciare che la data della rivoluzione è fissata nel 20 gennaio quando verrà presentato un primo decreto che riguarderà un po’ tutti i settori, a pioggia, con alcuni esclusi eccellenti come la Snam e la rete distributiva del gas. Per il resto tutte le caste sono sotto attacco, o almeno così sembrerebbe. Lo stesso Mario Monti ha dichiarato che punta al “disarmo multilaterale di tutte le corporazioni”, senza esclusioni e andando anche a riprendere il discorso sull’acqua nonostante il referendum.

Il sottosegretario Catricalà ha spiegato che le scelte saranno presentate prima ai partiti di maggioranza e poi ai cittadini e al Parlamento con lo strumento del decreto per rendere operative immediatamente le riforme senza i tempi di attesa medio-lunghi e, in alcuni casi, lunghissimi, del disegno di legge. Per farmacisti e notai l’idea semplice è quella di allargare la pianta organica così da aumentare la concorrenza a tutto beneficio dei cittadini-consumatori. L’altro settore di largo interesse è quello dei benzinai. I carburanti hanno toccato prezzi da record con punte superiori ad 1,80 per la verde e qui si deve assolutamente operare per tentare di offrire ai cittadini condizioni migliori. In particolare si vuole spuntare l’arma dell’esclusiva alle compagnie petroliere così da permettere ai gestori di andarsi a rifornire dove il bene costa meno. Ma le compagnie hanno risposto duramente ricordando come nella quasi totalità dei casi l’intero distributore, dagli impianti, alle insegne, sono offerti in comodato d’uso ai gestori e quindi sarebbe difficile ipotizzare che tutto venga lasciato al “buon cuore” dell’operatore e delle compagnie stesse. Qui la partita è apertissima con la grande distribuzione che attende con ansia anche una liberalizzazione vera che permetta anche a loro di offrire carburanti “no logo” a prezzi vantaggiosi.  Ci sarà invece da attendere per treni e gas.

Qui il governo vuole studiare meglio la situazione partendo da due certezze che la rete ferroviaria e quella del gas devono essere aperte e non di proprietà del principale operatore del settore.  Il 20 gennaio, dunque, il governo scoprirà le proprie carte non prima di aver consultato i partiti di maggioranza pera ssicurarsi, dove possibile, la piena fiducia in Parlamento e che il provvedimento una volta presentato non venga annullato dagli emendamenti.




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