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L'esordio di Fabrizio Viola come dg di Monte dei Paschi, "niente aumento di capitale" e forse niente dividendi

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Esordio con il botto per il nuovo direttore generale di Monte dei Paschi Fabrizio Viola. Nel giorno della presentazione alla stampa il manager ha immediatamente bloccato ogni illazione riguardo a nuovi aumenti di capitale per rispettare la richiesta di patrimonializzazione avanzata dall’autorità bancaria europea.

 

Il nuovo piano “non prevede nuovi aumenti di capitale – ha spiegato Viola – e per il fabbisogno di 3,2 miliardi di euro si procederà con azioni di capital management, ottimizzazione dell’attivo e dismissioni di asset su cui ragioniamo in ottica industriale”.  Innanzitutto è stata confermata la notizia che verranno convertiti i due strumenti fresh del 2008 e del 2003 con un beneficio di un miliardo con un’aggiunta necessaria di 2,2 miliardi di euro. Viola si è messo al lavoro già prima delle nomina ufficiale ed ha spiegato che “per le dismissioni di asset ho esaminato un ventaglio ampio su cui ragioneremo ma bisogna evitare che abbiano solo natura finanziaria e non industriale”.

Andando a leggere fra le righe si potrebbe pensare che alcune dismissioni, non tantissime, verranno effettuate per “fare cassa” magari sacrificando immobili non strategici e partecipazioni minoritarie, mentre il ragionamento su partnership industriali si concentrerà in particolare sul gioiello di famiglia Consum.it, la società specializzata nel credito al consumo, che in questi anni si è sviluppata in maniera esponenziale. Già nel recente passato si erano aperti dossier relativi alla società ma questa sarà certamente la volta buona. In passato c’era chi aveva anche ipotizzato l’Ipo di Consum.it ma i tempi ora sono troppo lunghi per arrivare alla finalizzazione entro giugno.

Rimangono altri due dossier interessanti e sono quelli relativi a Biverbanca e Banca Popolare di Spoleto. Per la prima l’istituto senese ha sempre smentito ogni volontà di scendere nel capitale anche perché la controllata presidia un territorio importante. Qualche possibilità rimane per la BPS che non è controllata ma partecipata e ha la maggior parte delle filiali e delle agenzie in territori già abbondantemente presidiati direttamente da Mps. Il dubbio riguarda la valorizzazione della partecipazione e la contemporanea partecipazione di Mps nella SCS, la capogruppo dell’istituto spoletino e cooperativa. Se per Bps, quotata in Borsa, la soluzione potrebbe anche essere proprio quella di un giusto mix tra mercato e vendita a un soggetto qualificato per quanto riguarda la holding di controllo permangono le difficoltà di vendita di titoli cooperativi che farebbero allungare troppo i tempi. C’è poi la MPS Capital Services, un’altra società di prodotto che potrebbe anche essere valorizzata, cioè ceduta in parte a partner qualificati.

L’ultimo capitolo della lunga presentazione di Fabrizio Viola riguarda i Tremonti Bond che viene considerato “uno strumento del passato”. Poi è arrivato l’acuto finale che Giuseppe Mussari ha tentato di azzittire con “domanda non ricevibile”, e cioè l’ipotesi che tra i piano di rafforzamento ci sia anche il non pagamento del dividendo per il 2012, ma qui non si è andati oltre.




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