I movimenti di truppe per la successione di Emma Marcegaglia iniziano ad essere massicci e Alberto Bombassei è uscito allo scoperto presentando una sorta di decalogo con la sua idea di Confindustria.
Il patron di Brembo ha le idee piuttosto chiare in merito, “l’impegno primario della prossima presidenza confindustriale sarà quello di riuscire a dare alle imprese di ogni dimensione e settore, una scatola degli attrezzi, costruita a livello interconfederale, dalla quale ogni azienda possa scegliere il modello di contrattazione più coerente con le proprie esigenze”. A Bombassei non è andata giù l’uscita del gruppo Fiat da Confindustria è riserva una stoccata precisa ai dissidenti e a coloro che hanno scelto la strada dell’autonomia per contrattare direttamente con il sindacato e con i propri lavoratori. Scrive sempre Bombassei, “sono convinto che sia sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è proprio vero il contrario”. Insomma anche i sindacati dovranno cambiare perché la parola “cambiamento” è il leit-motiv dell’intero decalogo.
“Da tempo e in molti ci interroghiamo se una grande nazione europea, come l’Italia, può continuare a cullarsi nella continuità, mentre il mondo cambia con una velocità vertiginosa. Chi come noi si confronta ogni giorno con le dinamiche internazionali sa che la risposta è no”. Secondo Bombassei, infatti, il cambiamento è inarrestabile e irreversibile con nuovi protagonisti che spingono dal basso in maniera prepotente. In particolare “noi abbiamo non solo nazioni grandi come continenti che si affacciano sulla scena dell’economia globale, ma anche la più rapida rivoluzione tecnologica della storia dell’umanità. Il nostro paese subisce questo stato di cose stordito dal debito, dai suoi troppi ritardi e da una società che nel suo complesso, appare refrattaria all’innovazione sia essa economica, sociale e culturale”.
Anche il confronto storico con la Germania con cui l’Italia condivide la leadership industriale in Europa, ci vede in forte svantaggio e la spiegazione del numero uno di Brembo è chiara e impietosa, “i tedeschi, grazie a 15 anni di continue riforme, sono riusciti ad abbattere la loro spesa pubblica di ben dieci punti fino a raggiungere il 44% del Pil. Per non considerare poi, il pragmatismo con cui le aziende tedesche hanno superato i vincoli che rendevano poco flessibile il loro mercato del lavoro archiviando definitivamente rigidità ideologiche e difese di vecchi diritti. E noi? Negli ultimi dieci anni, mentre i tedeschi compivano il loro miracolo, il nostro Paese ha azzerato il vantaggio finanziario dell’euro aumentando di ben sei punti la spesa pubblica che ha così superato il 52% del Pil. Il risultato è noto: oggi non solo dobbiamo salvare l’Italia, ma siamo obbligati a far crescere la sua produttività e con essa, la sua economia, semplificando ed ammodernando nello stesso tempo tutto il suo sistema sociale, giuridico e burocratico”.
Insomma c’è tantissimo da lavorare e soprattutto si devono sconfiggere rendite di posizione e privilegi che oggi non sono più sostenibili se non a costo di tasse alte non per migliorare i servizi ma solo per perpetuare i vantaggi di pochi. La malattia assoluta ha due facce, la rappresentanza troppo ampia e il debito e su questi due temi Bombassei punta per vincere la sfida per Viale dell’Astronomia battendo la continuità della Marcegaglia.






