Il 2011 è stato l’anno che ha visto crollare la domanda di mutui da parte delle famiglie del 19% su base annua. Secondo Enrico Lodi, direttore generale del CBS di Crif, “il 2011 è stato un anno di evidente e costante calo come si evince anche dall’andamento mensile.
L’unico dato positivo è stato registrato a febbraio, per il resto tutte le rilevazioni mensili hanno sempre mostrato dati negativi in costante accelerazione, fino a toccare un -46% a novembre con la chiusura di dicembre sulla stessa scia”. Secondo il rapporto di Crif a mancare nel 2011 sono state in particolare le surroghe che non sono state utilizzate con la stessa frequenza del 2010, quando le famiglie hanno avuto l’opportunità di rinegoziare a loro vantaggio le condizioni del prestito ipotecario. Il quadro è ancora più fosco se si prende in considerazione la contemporanea stagnazione e in alcuni casi il calo dei prezzi degli immobili, e i tassi di interesse tendenzialmente bassi sui mutui, due ingredienti che non hanno influenzato in maniera positiva l’andamento dei prestiti ipotecari.
Per quanto riguarda la durata dei mutui la fascia preferita rimane quella tra i 20 e i 30 anni che rappresenta più della metà delle richieste evase, mentre la fascia tra i 25 e i 30 anni è quella preferita dalle famiglie (con una percentuale superiore al 30%) e che evidenzia un aumento dell’1,9% su base annua. Anche questo è un segnale dell’estrema prudenza che caratterizza le famiglie italiane. Lo sottolinea proprio lo stesso Lodi, “richiedere mutui con una durata più lunga e importi più contenuti rappresenta un’ulteriore conferma della cautela che sta caratterizzando il comportamento delle famiglie italiane. Del resto – ha sottolineato Lodi – anche l’offerta di credito si è indebolita, condizionata anche da politiche di erogazione che negli ultimi anni sono state più caute e selettive”.
Nonostante le difficoltà le famiglie italiane risultano ancora abbastanza solide finanziariamente grazie ad un risparmio costituito per la maggior parte da attività a basso rischio e con un indebitamento sotto controllo ma in costante aumento “a causa della debolezza del reddito disponibile” conclude lo stesso Enrico Lodi.






