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A vent'anni da Tangentopoli non è cambiato nulla: 60 miliardi di corruzione

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Il 17 febbraio del ’92 scoppiava ufficialmente Tangentopoli con il pool mani pulite che inviava comunicazioni giudiziarie a ripetizione ai segretari e tesorieri dei maggiori partiti italiani e il “mariuolo” Mario Chiesa che veniva pescato con il sorcio in bocca.

 

In pochi anni il sistema è crollato. Dalle ceneri è nata una seconda Repubblica già stanca che non ha avuto quello scatto che in molti speravano. E anche le mazzette e la corruzione sono rimaste lì, ferme come un moloc. E’ così grave il problema che il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario non ha potuto assolutamente evitare il problema.

La verità è che in Italia il fenomeno della corruzione non è mai stato arginato e preso di petto e così oggi vale circa 60 miliardi di euro l’anno e Giampaolino ci va già duro sottolineando come questa debba essere affrontata “come la mafia”.  Il lungo elenco del malaffare comprende sanità, opere pubbliche, consulenze, frodi comunitarie, opere incompiute, pagamenti ritardati ai fornitori. I reati più comuni sono truffa e falso seguiti a ruota da peculato e appropriazione indebita, abuso d’ufficio, concussione e corruzione. A fronte di questo fiume in piena la giustizia sembra arrancare con poche condanne, circa 75 milioni. E in questi anni non è stato fatto nulla per cercare di migliorare il sistema dei controlli anche se il presidente Giampaolino ritiene che gli sforzi fatti in questi ultimi mesi potrebbero portare a breve i loro frutti.

C’è poi l’altro grande buco nero della pubblica amministrazione che riguarda l’inefficienza nella gestione della spesa con consulenze clientelari, riscossioni rinviate o mai incassate, danni ambientali promozioni e assunzioni illecite. Ma dove vede la luce il presidente Giampaolino? “secondo i nostri calcoli si arriverà al pareggio di bilancio” con le ultime manovre. La spesa corrente dei grandi comuni è scesa dell’1,4% mentre nelle regioni continua a salire del 4,8% ma quella per gli investimenti scende del 7,5%. Come risolvere la questione? La risposta di Giampaolino è chiara, “bisognerebbe fare quello che è stato fatto contro la mafia: costruire un momento di lotta; l’errore è stato fermarsi all’intervento penale e di rifarsi sempre più ad aumenti di pena o alla costruzione di altri reati: serve un approccio sistemico”. Dal fronte dei privati, dei cittadini, arriva il secondo j’accuse riguardante l’evasione fiscale per quanto riguarda l’Iva che è arrivata al 36% superati solo dalla Spagna e che vale circa 100-120 miliardi di euro, in pratica più di tutte le manovre varate nel corso del 2011 da Tremonti prima e da Monti poi.

I due j’accuse sono pesantissimi e chiedono un intervento immediato da parte del governo. Intanto il ministro Cancellieri ha annunciato il rinvio del decreto anti-corruzione per esaminare meglio l’intero apparato e renderlo più flessibile e puntuale. Per quanto riguarda l’evasione già nel 2011 è stato fatto molto con l’accertamento e l’incasso di circa 11 miliardi di euro di tasse dichiarate ma non versate nella maggior parte dei casi.




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