Dopo due mesi di grande incertezza e paura per il futuro di Atene nella nottata di oggi è stato raggiunto l’accordo per un nuovo piano di salvataggio e ristrutturazione del debito greco.
Rimangono in alcuni componenti dell’Eurogruppo i dubbi sull’effettiva capacità di soddisfare i termini ambiziosi dell’accordo. Via libera, dunque, alla seconda tranche di aiuti da 130 miliardi di euro che serviranno ad evitare il default tecnico a marzo quando scadranno titoli di debito emessi dal governo greco per 14,4 miliardi di euro. Il primo punto riguarda l’ammontare del debito sul Pil. Era chiaro ormai da tempo che la Grecia non avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo del 120% nel 2020 e questo è stato il primo scoglio da superare.
Dopo 13 ore ininterrotte di trattative a tratti tesissime i ministri finanziari hanno deciso di alzare l’asticella al 120,5%, uno spostamento decimale che però libera risorse per circa 1 miliardo di euro. L’altro pilastro su cui si regge il nuovo accordo riguarda il settore privato che rinuncerà al 53,3% del valore dei bond in loro possesso accordando di fatto un taglio del debito da 107 miliardi di euro. Ora le banche e le istituzioni finanziarie accetteranno di scambiare i bond in portafoglio con altri di più lunga durata e con cedole inferiori e più precisamente del 2% nel 2014, del 3% nel 2015-2020 e del 4,3% oltre tale data.
Soddisfatto il premier greco Lucas Papademos. Nel complesso il piano di aiuti alla Grecia sarà di 237 miliardi visto che i privati hanno cancellato 107 miliardi di debito pubblico e altri 130 arriveranno entro il 2014 dalla Ue. “Sono convinto – ha aggiunto Papademos – che il governo che si insedierà dopo le elezioni sarà ugualmente impegnato a rispettare appieno il programma perché è nell’interesse del popolo greco”.
(articolo in aggiornamento)






