Nel comune sentire pare esserci il convincimento che gli sforzi che ci vengono richiesti dall’ultimo governo non possano sortire effetti rilevanti per la ripresa economica. Il dover adempiere alle sole prescrizioni comunitarie viene considerato da molti come un trattamento palliativo.
Forse a ragione, da più parti si auspicano provvedimenti finalizzati a stimolare dinamiche di crescita economica e maggiore determinazione nello scardinare vecchi sistemi inadeguati e parassitari.
Credo che la politica possa fare uno sforzo nella direzione di un recupero di fiducia e di una sentita partecipazione dei cittadini con proposte capaci di finalizzare alcuni sacrifici a corrispondenti benefici. Creare una correlazione, ad esempio, tra riduzione della evasione fiscale e riduzione della pressione fiscale, potrebbe, a mio avviso, essere un modo per risvegliare la partecipazione dei cittadini più delusi. Credo che, soltanto la capacità di coinvolgere alla realizzazione di obbiettivi concreti per il raggiungimento di un bene comune definito, possa far dissolvere la spiacevole sensazione di sacrificarsi per il niente.
Il rischio di continuare ad alimentare un orrido Moloch, mai sazio ed incapace di offrire reali prospettive di cambiamento, rappresenta una delle maggiori preoccupazioni di gran parte degli italiani. Sono convinto che una parte del nostro consenso non possa ancora fondarsi soltanto sulla richiesta di atti di fede e proposte di programmi generici ma che debba essere guadagnato con proposte politiche meglio definite e finalizzate a riscontri concreti. Proposte a doppio effetto, capaci di coniugare la giustizia con lo sviluppo.






