Ci sono due ministri che non ne vogliono sapere di dimettersi dai loro altri incarichi che, guarda caso, sono controllati dai ministeri che dirigono, Il controllato è anche controllore, una stranezza molto italica che non è solo di ora. Però è certo che quando un governo si presenta con un decreto denominato salva-Italia e come il governo dei giusti dopo il diluvio di Berlusconi qualcosa in più ci si attendeva.
Si attendevano qualcosa in più anche i cittadini che si trovano a dover stringere la cinghia, tutti senza distinzione di censo e di dichiarazione dei redditi, con le cinque manovre licenziate da Tremonti prima e Monti poi, con l’Iva, l’Imu, l’Ici tornata sulla prima casa con qualche sconto da pagare nonostante i redditi diversi. I cittadini si attendevano più coraggio nel taglio dei costi della Pa, come giornale non siamo d’accordo nel parlare di costi della politica, e nell’estrema correttezza dei ministri. E invece Francesco Profumo e Corrado Clini si tengono stretto il loro incarico pubblico come presidente del Cnr e dell’Area Science Park di Trieste in attesa che decida l’Antitrust.
E’ veramente patetico quest’atteggiamento visto quanto è palese il conflitto d’interessi. Ora Francesco Profumo deve controllare se stesso al Cnr e nonostante si sia autosospeso chi ci assicura che, magari a pochi giorni dalle elezioni, decida qualche finanziamento extra per l’ente che a quel punto tornerebbe a dirigere? Lo stesso discorso vale per l’Area Park Science di Trieste, un ente la cui nomina spetta al ministero dell’Ambiente, proprio quello occupato dall’attuale ministro.
L’antitrust ha fatto sapere di aver bisogno di una documentazione aggiuntiva. Di grazia vorremmo sapere di quale documentazione? Le uniche eccezioni che permettono il doppio incarico riguardano gli enti di culto, assistenziali, fiera e le presidenze in istituti superiori conferiti con voto dalle università. Invece sia Profumo che Clini sono stati cooptati dalla politica, piaccia o no il metodo, e lì sono stati chiamati perché ritenuti esponenti validi tecnicamente e scientificamente. Punto e basta. Prima dell’antitrust ci sarebbero questioni di opportunità che avrebbero dovuto guidare i due ministri alle dimissioni al momento del giuramento come ministri. Anche l’antitrust ha le sue colpe. Che documentazione serve per capire che i doppi incarichi in questi casi sono incompatibili? Come non comprendere subito che il controllato non può essere anche il controllore seppur autosospesosi?
Poche domande che prevedono una risposta chiara, o ministri o presidenti degli enti; sarebbe auspicabile che prima del 16 febbraio la moral suasion di Mario Monti abbia il risultato sperato altrimenti non resta che Giuseppe Pitruzzella, neo-presidente dell’Antitrust, si riprenda da una figura non certo esaltante.






